Fotografia
La caduta dell'immagine

Francesca Comune

Uno sguardo ai meccanismi invisibili del commercio transnazionale a Bruxelles

BEHIND THE CURTAIN è un'indagine visiva e territoriale condotta nel distretto di Cureghem a Bruxelles, uno dei più grandi centri europei per il commercio di veicoli usati in Africa occidentale. Al crocevia della fotografia documentaria, della ricerca socio-antropologica e della pratica di installazione, il progetto mira a rivelare reti opache, gesti codificati, segni invisibili che formano un territorio segnato dalla globalizzazione, dal patrimonio coloniale e da potenti economie informali. Questo progetto nasce da un'immersione pluriennale in uno spazio complesso, attraversato da flussi materiali e immateriali: magazzini decaduti, concessioni improvvisate, soglie fai-da-te, numeri di gesso su parabrezza, telefonate passate in qualsiasi momento per concludere vendite a migliaia di chilometri di distanza. Attraverso questa mappatura sensibile, BEHIND THE CURTAIN evidenzia le tensioni spaziali, culturali e simboliche di un quartiere in evoluzione.

Un commercio onnipresente ma fuori campo

Per più di due decenni, il distretto di Cureghem è diventato un hub del commercio di veicoli per Benin, Togo, Ghana e Nigeria. Eppure questo settore rimane sorprendentemente assente dalle rappresentazioni ufficiali della città. Si svolge quasi interamente a distanza, spesso tra gli uomini, tramite reti telefoniche. C'è un linguaggio visivo codificato e di gesto, fatto di marcature a parete, simboli dipinti, gesti condivisi. Pochi scambi passano attraverso piattaforme digitali convenzionali: l'opacità è una strategia tanto quanto un vincolo. Questo commercio è in gran parte dominato da una manciata di attori — per lo più libanesi o belgo-libanesi — che controllano una parte significativa del flusso. Il porto di Anversa esporta annualmente circa 250.000 veicoli usati per l'Africa occidentale, rendendo il Belgio un giocatore chiave in questa geografia economica, dove le vecchie strade coloniali attraversano le logiche capitaliste contemporanee.

Una metodologia ibrida situata

Il progetto si basa su un corpus fotografico formato dal 2024, arricchito da osservazioni etnografiche e materiali visivi raccolti sul terreno. Questo è un aspetto attento ma non invadente, consapevole delle dinamiche di potenza e delle asimmetrie di posizione. Francesca prende il suo posto in questo contesto: quello di una donna bianca, che è estranea all'ambiente culturale ed economico che osserva, che dà al progetto una dimensione riflessiva e critica essenziale. Le immagini prodotte non mirano a “illustrare” una realtà, ma ad attivare narrazioni latenti. Il progetto mobilita una varietà di formati: fotografie documentarie, segni commerciali dettagli, frammenti di oggetti recuperati, fotomontaggi ibridi che mescolano elementi reali e fiction visive. Questi dispositivi di plastica mettono in discussione la materialità stessa dell'immagine in un contesto in cui le informazioni circolano in modo frammentato, crittografato, a volte illeggibile per l'aspetto esterno.

Tra arte, ricerca e critica visiva

BEHIND THE CURTAIN fa parte di una tradizione di ricerca artistica critica che attraversa la storia della rappresentazione urbana — dalle ombre evocate da Pline l'Ancien alla riproduzione meccanizzata analizzata da Walter Benjamin, alle immagini generate da macchine per altre macchine descritte da Trevor Paglen. Qui, l'immagine non è prova, ma l'interfaccia: agisce come una soglia, come un archivio in movimento, come un frammento di un territorio le cui logiche organizzative sfuggono alle classiche griglie di lettura. Il progetto mette in discussione il ruolo dell'immagine nella costruzione di narrazioni urbane nell'era delle piattaforme, del controllo algoritmico e della globalizzazione delle infrastrutture. Egli pone questa domanda: cosa può un'immagine rivelare quando ciò che mostra è fatto esattamente per rimanere invisibile?

Un'installazione pensata come spazio galleggiante

La mostra BEHIND THE CURTAIN non offre narrazione lineare o mappatura completa. Costruisce uno spazio di percezione fatto di attriti visivi, silenzi, micro ripetizioni. Gli articoli di installazione di grandi formati, stampe retroilluminate, oggetti costruiti in riferimenti alla forma presentata nel quartiere. Funziona come una scena urbana frammentata, dove ogni oggetto – targhetta di vetro, tipografia di gesto, impigliamento logistico – diventa rivelatore di un sistema più ampio.

Partner e supporto

Questo progetto è stato reso possibile grazie al supporto della Fondazione King Baudouin, nell'ambito dell'iniziativa Roger De Conynck (Fonds).

Francesca Comune è un artista visivo di origine italiana, nata a Napoli nel 1997 e attualmente con sede a Bruxelles. Dopo diversi anni a Milano nell'industria della moda, soprattutto nel settore editoriale, ha iniziato studi di fotografia presso l'ARBA-ESA (Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles).

Vincitrice del Conynck Roger Award nel 2021 e del Plomb Tour Award nel 2023, ha ottenuto un Master in Belle Arti, Arti Visive e Spaziali presso l'ARBA-ESA. Oggi continua lo sviluppo della sua pratica artistica, conducendo progetti intorno a nuove forme di pedagogia nelle scuole d'arte e collaborazioni tra campi artistici e sociali.

Il suo approccio artistico si estende alla fotografia, alla ricerca teorica, alla scrittura, all'installazione e alla pubblicazione. Ogni progetto assume la forma di un'indagine site-specific, esplorando tensioni latenti, usi, mutazioni e dinamiche specifiche a una data posizione. È particolarmente interessato agli ambienti di transizione, contrassegnati da flussi di instabilità, produzione e consumo, e forme invisibili di potenza.

Un ancorato nella ricerca situ, la sua pratica esamina come lo spazio è costruito, abitato, trasformato e talvolta contestato, soprattutto in contesti urbani occidentali. Combinando un approccio concettuale alla sperimentazione materiale, funziona tra immagine e oggetto, esplorando il significato scivola attraverso forme e supporti.

Ogni territorio investito diventa un campo di analisi spaziale dove si incrociano tracce storiche, storie costruite, interventi fisici. Francesca considera la città come un documento stratificato, da cui raccoglie frammenti — resti architettonici, detriti, immagini d'archivio — per proporre una rilettura plastica e critica.

Le sue installazioni funzionano come costruzioni temporali, aperte, incompiute in continua evoluzione. Piuttosto che mirare a una forma finale, evidenziano la trasformazione dei materiali e la molteplicità delle letture.

Nel cuore della sua pratica si trova l’atto di “re-cadrer” (riquadro) : sfidare le logiche spaziali dominanti, proporre nuove prospettive sensibili sui nostri ambienti, abbracciando ambiguità, instabilità e complessità. Le sue opere non hanno fatto discorsi chiusi, ma si sono presentate come quadri visivi aperti, invitando la riflessione, l'interpretazione e l'impegno critico con le strutture che modellano i nostri spazi abitativi.

Data

sam. 20 sept. 2025, 12:00

Luogo

Il 109, Urbanismo e Architettura Forum, 89, route de Turin

Itinerario →

Condizioni tariffarie

Grande Halle